Imboccando via di S. Vito si arriva in uno dei punti più suggestivi del rione Esquilino dove è possibile vedere i resti di un Arco trionfale, originariamente a tre fornici, addossato alla chiesa dei SS. Vito e Modesto. Si tratta infatti della ricostruzione, voluta da Augusto, della Porta Esquilina delle Mura Serviane, nel punto in cui terminava l’Agger. Infatti resti di queste mura, le più antiche di Roma, si possono individuare in diversi punti del quartiere come sotto la chiesa dei SS. Vito e Modesto, un frammento nel muro di un palazzo di Via Carlo Alberto e ancora un tratto davanti all’Acquario. La porta fu interamente ricostruita in travertino e monumentalizzata da Augusto che fece apporre sull’attico un’iscrizione purtroppo cancellata e non più leggibile. Successivamente l’arco venne dedicato all’imperatore Gallieno e a sua moglie Salonina nel 262 d.C. dal prefetto Marco Aurelio Vittore, come ben definisce l’iscrizione apposta nella cornice, prendendone così definitivamente la denominazione. La struttura attuale è semplice e severa ornata solo da cornici e da pilastri corinzi mentre la costruzione dell’arco quasi quadrata è visibile soprattutto dal lato interno della porta. Inoltre, a sinistra, resta una piccola traccia dell’ ingresso minore che si appoggiava a quello centrale mentre i due fornici laterali furono demoliti nel 1447 per far posto alla chiesa. L’ arco ha nei secoli avuto diversi ruoli infatti sotto Niccolò V (1447-55) indicò la zona franca stabilita per i venditori di vettovaglie ai pellegrini diretti alla basilica di S.Maria Maggiore. Inoltre qui vennero appese, come testimonia una incisione del Seicento, fino al 1825 le due chiavi della città di Viterbo come segno della sottomissione della città a Roma

 

via S. Vito, snc – Rione Esquilino

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